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Teint de Neige

Tra un impiccio e l’altro, spesso mi accade di lasciare il negozio alle dieci di sera. Ed in questi giorni ad aspettarmi fuori c’è il nostro più tipico freddone, quello che ha il profumo di neve e la tenacia gelida del metallo.

Il mio tragitto include la traversata di Piazza Prefettura, dove, come nel Klondike di Paperon de Paperoni, c’è sempre vento anche quando non c’è vento, ed il resto di Via Pretoria, di cui a quell’ora mi sento il custode che chiude ufficialmente negozi e passeggio.

È un rito infilare il cappotto di lana e farmelo scaldare addosso prima di affrontare il grande freddo. Quale ulteriore difesa 3 whiffi (spruzzate) abbondanti di Teinte de Neige di Villoresi. Due sulla lana perché una volta fuori voglio sentirmelo addosso.

Teinte di Neige – il colore della neve – della neve ha la leggerezza, il candore, e la carezzevole polverosità. Come spesso accade con i profumi di Villoresi, è un profumo di contrasti, perché se da un lato si presenta impalpabile, candido, leggero, possiede anche un lato caldo ed avvolgente. Quello della neve pressata, di una casa di ghiaccio, di passi pesanti che con faticosa gioia si fanno strada.

Ylang ylang e gelsomino si ammorbidiscono con l’eliotropo, ed aprono la porta dei ricordi: i dolci della nonna, il suo profumo, la cipria preziosa usata solo per le grandi occasioni. Il senso di meraviglia estrema quando da bambina si vedeva la neve fioccare allegramente e riempire un paesaggio d’asfalto a farne foresta bianca.

Guance rosse ma testa sognante arrivo all’auto, abito in campagna ed avrò ancora 15 buoni minuti per sniffarmi e lasciarmi andare ai ricordi. Il freddo non lo sento più.

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